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Sa domu de su Re

La storia di Ettore e Caterina

E’ difficile amarsi quando si porta il destino scritto nel proprio cognome.E’ difficile vedersi, incontrarsi e ritrovarsi.
E’ difficile per una Corraine amare un Cossu. Anzi impossibile!
Peggio dei Capuleti e dei Montecchi.

I Corraine e i Cossu si odiano da decenni e nessuna relazione tra loro è permessa.

Si tratta di una legge non scritta. Ma Ettore Cossu e Caterina Corraine si amano perdutamente sin da bambini e niente e nessuno si potrà interporre fra di loro.

Niente li può far cambiare idea, né le rispettive famiglie, né il disonore, né tantomeno la pretesa “ balentìa” che dovrebbe animare l’animo di ogni buon sardo che si rispetti.

Ettore non è così. Ettore ama ed è riamato con passione, tenacia e devozione da Caterina e lungi da lui rinunciare al suo amore a costo di passare per un traditore.

Così decidono di fuggire dalle rispettive famiglie per realizzare il loro sogno contrastato con troppa violenza.

Si rifugiano nel Meilogu, la così detta terra di mezzo, e prendono dimora in quella reggia chiamata “sa domu de su re”, il Nuraghe di Stant’Antine, che dall’età del bronzo è stata casa di grandi dinastie.

Ettore e Caterina portano con sé solo le cose più care. E abiti, maglie, cappe, giacche che significano amore per la bellezza, per i colori e la tradizione.
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Per amarsi fra i campi rivestiti di asfodeli e narcisi, il cisto e l’ erica, i due amanti, indossano maglie gialle e intarsiate d’ ottanio pelose e avvolgenti, perché c’è bisogno di tenersi caldo e di volersi bene.

Corrono con abiti colorati di celeste e fiori tra gli olivastro, i corbezzoli, le ginestra, il lentischio e il mirto per tenere unito il gregge, per raggiungere la pecora nera , che per assonanza ritengono quella più vicino a loro.

Oppure indossano maglie jacquardate in rigorosi motivi tradizionali che ricordano i tappeti di casa a pipiones tessuti a telaio con maestria e conoscenza.

Indossano maglie con i simboli dei 4 mori, perché l’ identità è importante e va rispettata. Sullo sfondo del maestoso nuraghe si stendono indossando abiti di camouflage per mimetizzarsi nella natura sia per nascondersi sia per non turbare quella pace che regna sovrana.

I ragazzi si amano follemente e giocano tra quelle pietre millenarie che ha visto popoli straordinari e artigiani sapienti avvicendarsi.

Indossano tailleur in gessato, a check e in damasco per mischiare tutto e tutto riappacificare. Caterina ama indossare capi preziosi e luccicanti per chiamare i raggi del sole.
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Per brillare, per gridare al vento la propria gioia, la gioia di chi ama nonostante tutto. Tailleur bianco latte in velluto, paltò immensi in pelo soffice, abiti in pizzo di lana lunghi e preziosi per simulare quelle nozze tanto desiderate.

Scendendo dal nuraghe di Santu Antine, imboccando la seconda stradina sterrata sulla sinistra, dopo il bivio per lo Spirito Santo, passando quindi per cavalcavia sulla superstrada e rimanendo sulla destra, Caterina ed Ettore arrivano in un luogo magico, giocano a fare gli sposi nella chiesetta di Santu Jolzi.

Li si cambiano, e per rispetto della storia, indossano capi neri e rigorosi, preziosi di ricami e intarsi.

La chiesetta sorge sopra un bancone calcareo dove ci sono tante Domus de Janas , le case delle fate, le sole che tengono a battesimo i ragazzi, li amano, li difendono e li proteggono da tutti i mali.

Nelle Domus de Janas Caterina e Ettore sono al sicuro, liberi di amarsi e di ripensare al loro futuro splendente.
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