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La Marchese Cubina Spinetta Malaspina dello Spino Fiorito

Il capostipite della dinastia fu Oberto I Obizzo nominato conte di Luni, marchese della Marca di Genova, di Massa, Sardegna e Corsica, conte palatino dai possedimenti sardi dei Malaspina nella valle di Bosa, con le curatorie di Planargia e Costa de Addes di Montes, Figulinas e Coros e il castello di Osilo. La consorte Cubina Spinetta Malaspina amava dare delle feste fantasmagoriche la cui eco arrivava finanche al continente. Il castello Malaspina svettava sul monte Serravalle e sorvegliava tutta la valle che arrivava sino al mare. Il panorama era mozzafiato e gli interni del castello, sebbene arredati con mobili e suppellettili un po’ decadenti erano lussuosi e ricercati. Ogni stanza era un cabinet de curiosité a dimostrazione della particolare predilezione dei proprietari nei confronti dell’inusuale e del “diverso”. La Marchesa organizzava feste memorabili, curate nei minimi dettagli. Tutto era perfetto. Gli addobbi, i decori, l’allestimento, la scenografia, la scelta dei cibi, lo champagne, la musica, l’intrattenimento e gli ospiti. Si, gli ospiti. A loro dedicava studio e sentimento. C’era quelli fissi e quelli che ruotavano. I grandi affezionati della maison e i new entry. Certo era un grande onore essere invitati e anche un enorme divertimento. Si ballava, si cantava e si rideva tantissimo. Era particolarmente apprezzata una mise interessante e originale, prediletta personalità audace e anticonformista. Era richiesta una buona dose di anticonvenzionalità e gli eccentriche e i cosmopoliti erano i preferiti. Era benvenuto chi aveva avuto grandi esperienze all’estero, chi aveva viaggiato, chi aveva studiato, e chi sapeva raccontare storie. E benvenuti erano gli esteti e gli amanti, soprattutto.

La Marchesa bellissima, altissima, bianca come la cipria, elegante e raffinata, amante del bello in assoluto adorava i copricapi importanti di regine berbere e sofisticati abiti sottoveste di pizzo nero nascosti da avvolgenti spolverini jaquardati che sembravano immensi mantelli. I fiori erano la sua mania che condivideva con la contessina Franziska, sua cara amica. Il Conte Oberto I Obizza Malaspina prediligeva cappotti classici ma intarsiati di ricami preziosi e osava kilt bianchi e neri. D’obbligo il cappello a larghe falde che gli dava quell’aurea regale e sapiente degna del re Salomone. La coppia Isnardo e Costanza di Villafranca de Panedas, che viveva nel Castello di Fosdinovo, vestiva sempre di chiaro, preferibilmente di bianco panna. Lei amava abiti sontuosi e scollati con lungo strascico e velo d’organza e lui tailleur tre pezzi in velluto a righe , cappellaccio in paglia. Tutto molto delabré come solo un nobile signorotto di campagna sa essere naturalmente. Nettuno di Noelles era di casa. Lui adorava indossare kilt su kilt, (il kilt era una passione condivisa di tutta la maison) e minuscole giacchine smoking. Amava il Moulin Rouge e il Caffè chantan e si addobbava di conseguenza. Mai mancava Jey d’Jey, il giullare/pittore pazzo che si dipingeva il viso e mai la Contessina Isthar del Fiume della valle degli Oleandri vestita d’argento e di tulle sempre in compagnia del magico Jack von Mircobau, il cagnolino più convinto del reame. Il Conte Sinha di Alguerbella indossava abiti a grandi check ecrù e neri e robe manteau. Il Marchese Alessandro di Lammatari Capodimonte sempre in cappotto piede poule bicolore e papillon. E la Principessa somala Ekuba Hodan Tahie splendida e immensa nel suo grande abito stampa a foulard ecrù e azzurro e turbante a forma di casa di formiche equatoriali. C’era ovviamente il punk Elvis the Pelvis, come farne a meno? C’era il Conticino Andreas Frius di Mont’Accodi in velluto di fustagno color tortora e intarsi di damasco a rose color zenzero, bombetta e veletta che amava andare a cavallo per tutti i suoi possedimenti e contare lui personalmente le pecore dei suoi infiniti greggi. La contessina Franziska von Tennenbaum in Horigami amava i fiori e sceglieva maglie intarsiate e grandi cappelli ornati da peonie giapponesi superior. Barbara Shwazernach vestiva in tailleur da uomo adornato di decori e amava declamare i poeti trobadour. La comunità russa era rappresentata dalle amiche inseparabili: la contessa Eleni Koncharova e la baronessa Aniuska Fracassova che amavano alla follia la decadenza, Ii velluti devorè, le piume, i tulli, i gioielli, i colbacchi, Gabriele D’annunzio, il teatro , il dramma e pilotare piccoli aerei mono posto. E poi la contessina ucraina Ljuba dalle trecce infinite neo corvino rigorosamente in bianco e nero non mancava una festa. E si, le feste duravano giorni. I padroni di casa e gli ospiti Amavano farsi ritrarre e danzare e brindare a un mondo tanto evanescente quanto intrigante.